Kabobo catanesi

Erano le 8,30 del 21 maggio. A Catania il Corso Sicilia era già affollato. Un ragazzo di 29 anni esce da una tabaccheria, un uomo di 39 anni lo ferma, gli chiede se è musulmano. Il ragazzo risponde di sì e l'uomo gli si scaglia contro con un coltello da cucina, ferendolo alla testa e al polso. Non sono noti i nomi dei due ma ne è nota la nazionalità: il ragazzo viene dalla Costa d'Avorio ed è un rifugiato politico, l'uomo è un catanese, nato a Catania, di cittadinanza italiana.

 

Non vi racconteremo di quegli altri italiani, nati in Italia, che negli ultimi giorni hanno picchiato a casa le proprie fidanzate, mogli o madri. Neanche di quelli che hanno sparato a loro figlio, che hanno ucciso un loro conoscente, che hanno violentato un loro parente. Non vi racconteremo di quelli che hanno ucciso per pochi euro, che per molti soldi vendono cocaina, eroina, pasticche a minorenni.

 

E non faremo neanche l'elenco dei delitti, delle aggressioni, delle violenze di cui sono stati protagonisti tanti che non sono nati in Italia.

 

Vogliamo dirvi del disagio sociale che vive il Paese, della sofferenza scatenata dalla crisi. Vogliamo raccontarvi le ingiustizie che colpiscono le donne e gli uomini, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità scritta sulla carta d'identità.

 

E vogliamo condannare la violenza, la crudeltà, il razzismo, le nuove forme di fascismo e discriminazione; da chiunque siano perpetrate.

 

L'uomo catanese, nato a Catania, di 39 anni è stato dichiarato incapace di intendere e di volere ed è stato sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio. Nessun giornale nazionale ha messo il mostro in prima pagina, nessuno l'ha accusato di essere italiano. Come è giusto. Come dovrebbe essere giusto per tutte e tutti, indipendentemente dal Paese in cui si è nati.

Mercoledì 22 Maggio 2013

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