Genova non è finita. Un altro mondo è possibile!

C'è un Paese in cui il governo usa contro gli oppositori interni il gas CS, un'arma chimica vietata in guerra.
C'è un Paese in cui la morte di un ragazzo per mano delle forze dell'ordine è considerata sempre morte accidentale.
C'è un Paese in cui le forze dell'ordine torturano i cittadini in stato di fermo.
C'è un Paese in cui per danneggiamento ti danno 15 anni di carcere e per tortura ti danno una promozione.
In questo Paese c'è una città, Genova, in cui tutta questa violenza è stata scagliata contro 300,000 manifestanti, colpevoli di avere intuito il pericolo mortale rappresentato dalle politiche neoliberiste: 12 anni dopo sappiamo che quei 300,000 avevano ragione. In questi anni abbiamo sperimentato sulla nostra pelle gli effetti di queste politiche: la supremazia della finanza sulla politica e la corsa alle privatizzazioni hanno saccheggiato i nostri patrimoni pubblici, il nostro stato sociale, la nostra economia, la nostra democrazia, le nostre vite. 

Quel movimento aveva già compreso l'importanza di globalizzare esperienze ed idee per sperimentare forme di governo e di economia basate sulla condivisione e sulla partecipazione, che mettessero al centro delle relazioni lo scambio e non il profitto. La straordinaria forza di quel movimento è stata la capacità di allargare l'orizzonte politico mettendo in relazione lotte lontane geograficamente ma vicine nella consapevolezza che un altro mondo è possibile. Quella entusiasmante esperienza collettiva ha messo in moto, in giro per il mondo, una nuova conflittualità, dilatando i confini che fino ad allora i movimenti si erano posti, trasformando la lotta in una vera e propria volontà di riappropriazione globale che partisse dal basso.

Oggi come ieri un altro mondo è non solo possibile ma sempre più necessario, e viene reclamato da più parti, da Piazza Taksim alle lotte No Muos, dall'Ilva di Taranto alle rivolte dei migranti, dalla lotta No Tav in Val Susa alle lotte di tanti lavoratori e lavoratrici di tutto il mondo.
Oggi come ieri assistiamo ad una feroce repressione contro chi si oppone ad un modello di falso sviluppo: anche nella nostra città chiunque abbia osato alzare la testa in difesa del lavoro, della scuola, dell'aggregazione nei quartieri, del diritto all'abitare, ha subito la medesima repressione, come testimoniano le denunce e i processi in corso a danno di militanti e attiviste/i. 
A distanza di anni siamo convinti che l'alternativa a questo modello di sviluppo si costruisca a partire dalla riappropriazione del proprio territorio e dalla costruzione di modelli di gestione pubblica e partecipata.

Catania Bene Comune

Sabato 20 Luglio 2013

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