La mafia comanda ancora a Catania. Il Prefetto valuti scioglimento sesta Municipalità e Comune

I parlamentari della Regione Sicilia membri della Commissione regionale Antimafia, di ogni partito e schieramento, propriamente di PD, Megafono, NCD, UDC, Forza Italia e Movimento5Stelle, hanno sentito il dovere di deferire alla Commissione Nazionale Antimafia due consiglieri comunali di Catania e il Presidente della Sesta Municipalità di Catania. In più su altri cinque consiglieri comunali la Commissione Regionale ha chiesto all'Antimafia Nazionale di procedere con ulteriori accertamenti.

Le infiltrazioni mafiose al Comune di Catania non sono più una chiacchiera da corridoio non circostanziata, né le denunce solitarie di associazioni, organi di stampa indipendenti e movimenti catanesi.

Le carte della Commissione Antimafia, riportate ieri dai quotidiani LiveSicilia e Meridionews, ci consegnano i nomi degli esponenti politici che hanno linee di contatto con la criminalità organizzata: Lorenzo Leone, centrosinistra, Presidente della sesta municipalità, Librino, Zia Lisa, San Giuseppe La Rena, Villaggio Sant'Agata, fratello di uno degli esattori del pizzo del Clan Santapaola nel quartiere di Librino. Riccardo Pellegrino, centrodestra, fratello di uno dei più stretti collaboratori del Clan Mazzei e arrestato per associazione mafiosa. Erika Marco, centrosinistra, il cui padre è stato coinvolto nell'inchiesta sulle tangenti Ospedale Garibaldi e sulle infiltrazioni mafiose negli appalti e il cui zio è in società con la moglie del fratello di un esponente di spicco del Clan Cappello.

Sarà la Magistratura e la Commissione Antimafia Nazionale a verificare se questi esponenti politici e gli altri cinque consiglieri comunali, deferiti alla Commissione e posti all'attenzione della Procura, hanno commesso atti illeciti, sono perseguibili penalmente, hanno maturato le condizioni previste dalla legge per la loro decadenza da incarichi pubblici.

Ma le vicende di queste ore rappresentano, prima ancora che un fatto giudiziario, un fatto politico di enorme importanza e gravità. Sesta municipalità e Consiglio Comunale sono ormai compromessi dalla presenza, accertata, di personaggi che, per quanto non abbiano carichi pendenti per mafia, alla luce della relazione dell'Antimafia rappresentano pericolose linee di contatto con i clan mafiosi della città.

Seppur il Consiglio Comunale di Catania e l'Assessore alla Legalità, Saro D'Agata, abbiano cercato di mettere sotto il tappeto la vicenda e di rigettare le accuse; nonostante il tentativo meschino e maldestro di alcuni pezzi di politica di autoassolvere le Istituzioni cittadine senza curarsi dei gravi fatti accertati, la Sesta Municipalità e il Consiglio Comunale non hanno più la legittimazione per governare la città, la Giunta non ha più il diritto di parlare di antimafia e legalità, l'amministrazione non può continuare a svolgere le proprie funzioni.

Guai infatti a pensare che la responsabilità di ciò che sta avvenendo possa essere attribuita ai soli consiglieri deferiti all'Antimafia. I candidati a Sindaco nel 2013, Bianco e Stancanelli, hanno la responsabilità di aver accolto nelle liste a loro sostegno candidati consiglieri comunali con tali relazioni con la criminalità organizzata. La coalizione guidata da Bianco ha addirittura candidato Presidente della Sesta municipalità un soggetto il cui fratello nello stesso quartiere è stato esattore del pizzo per il clan Santapaola. Identica responsabilità hanno anche i rappresentanti dei partiti che hanno costituito le liste che hanno permesso l'elezione di tali consiglieri. Laddove non arriva già la legge, è doveroso che arrivi l'opportunità politica, il rispetto per le Istituzioni, la moralità.

I voti della consigliera Marco sono stati utili all'elezione del Sindaco Bianco e all'ottenimento della maggioranza in Consiglio Comunale, i voti di Lorenzo Leone sono stati fondamentali non solo per la vittoria della coalizione di Bianco a Librino ma anche all'elezione di Bianco a Sindaco, sono numerosi infatti gli appelli di Leone al voto per Bianco. Nessuno di quelli che ha beneficiato di quel consenso, che sieda in Giunta o in Consiglio, può ritenersi estraneo a questa vicenda o coerente con un impegno antimafia. Non si tratta di una estrema generalizzazione né di un tentativo di attaccare l'istituzione in sé, né tantomeno di un modo per fare di tutta l'erba un fascio e delegittimare la politica cittadina, ma si tratta di avere quell'onestà intellettuale che obbliga a non trovare capri espiatori: è un dato di fatto che senza quei voti Bianco non governerebbe Catania.

La città di Catania e i soggetti sociali e politici che ne animano il dibattito democratico hanno oggi il dovere di affrontare la vicenda che si presenta con la serietà opportuna. Liquidare la segnalazione di infiltrazioni mafiose in Consiglio Comunale compiuta all'unanimità dall'organo regionale preposto, dopo mesi e mesi di analisi e inchiesta, ad “attacco” all'amministrazione e alla città o come “lesa maestà” significa schierarsi dalla parte di chi crede che la mafia sia solo un fenomeno criminale come tutti gli altri, di cui debbono occuparsi solo poliziotti e magistrati. Significa fare un salto indietro di 40 anni, significa infangare la storia della migliore politica siciliana, significa sputare sulla memoria di tutti coloro che ci hanno spiegato che la mafia si annida nelle Istituzioni e deve essere combattuta prima dalla gente e dalla politica e solo dopo dalle forze dell'ordine. Parole ripetute spesso anche dagli esponenti dell'Amministrazione Bianco, che oggi non possono sottrarsi alle proprie responsabilità.

Le vicende di molti Comuni italiani ci consegnano la convinzione che oggi a Catania, certamente per la sesta municipalità ma anche per il Comune, esistono le condizioni perché la Prefettura attivi le procedure di verifica della possibilità dello scioglimento per mafia.

Catania Bene Comune chiede al Prefetto, Maria Guia Federico di intervenire tempestivamente e di informare la città circa le misure che la Prefettura intende prendere alla luce dei fatti accertati dalla Commissione Antimafia.

Catania Bene Comune si impegna nelle prossime ore a favorire l'incontro con le altre realtà sociali, politiche e associative della città per concordare, unitariamente, una risposta decisa della città contro la mafia e le infiltrazioni mafiose nelle Istituzioni.

Inutile dire che ci saremmo aspettati, per decenza, che i tre esponenti politici coinvolti rimettessero immediatamente il loro mandato, per rispetto delle Istituzioni. Ma ha prevalso, come sempre, il senso di impunità, a conferma che le Istituzioni di questa città sono da cambiare profondamente.

Chi fa un passo indietro contro la mafia, chi giustifica le connivenze, chi sceglie il silenzio e la prudenza fa il male della città. Perché la mafia è quella che compra la dignità della gente affamata dei quartieri popolari della città, quella che offre il lavoro sporco laddove lo Stato non ha mai dato alternative, la mafia è quella che vende i voti in cambio di pacchi di pasta, è quella che costringe i ragazzini a fare le vedette per la vendita della droga mentre coi milioni di euro che incassa fa divertire i figli della Catania Bene nelle discoteche che finanzia per ripulire il denaro. E la politica o è lontana da tutto questo o perpetua quel sistema che rende Catania una città da cui scappare, senza futuro, senza speranza.

Per questo mentre chiediamo che questa classe politica, collusa e silenziosa, si metta finalmente da parte, nel momento in cui Catania sembra affogare nella vergogna, vogliamo ringraziare coloro che nei quartieri popolari non aprono CAF per raccattare voti ma campi da rugby, biblioteche e centri sociali, chi non distribuisce buoni benzina organizza i dopo-scuola, chi non finanzia le discoteche della mafia ma apre spazi sociali. È su questi piccoli mattoncini che si costruirà la nuova Catania, libera dalla mafia.

Catania Bene Comune

Venerdì 15 Gennaio 2016

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