Asili nido,oggi si inaugura un servizio iniquo. Basta televendite.

La gioia dell'amministrazione comunale per l'inaugurazione dei nuovi servizi all'infanzia è assolutamente ingiustificabile. Gli asili nido, anche se il consiglio comunale su pressione della protesta di genitori e lavoratori ha migliorato le tariffe rendendole un po' più graduali, riapriranno con rette molto più alte dell'anno scorso: un nucleo familiare con un reddito fino a 6198 euro e che fino all'anno scorso aveva l'accesso gratuito per il tempo corto e pagava 24 euro per il tempo pieno, sarà costretto a pagare, ammesso che rientri nei limitati posti disponibili per le fasce svantaggiate, 55 euro al mese per il tempo corto e 145 euro per il tempo pieno. Inoltre l'amministrazione Bianco ha avviato la progressiva esternalizzazione totale del servizio che, nel giro di qualche anno, sarà affidato integralmente a privati. Come se non bastasse Giunta e Consiglio Comunale non hanno ancora destinato neanche un euro alla copertura di quel capitolo di bilancio che dovrebbe consentire l'accesso gratuito agli asili nido dei bambini provenienti dai nuclei familiari meno abbienti. Infine la riforma degli asili rischia di lasciare senza lavoro decine di lavoratrici ausiliarie.

Inoltre l'idea dell'amministrazione di compensare l'esclusione delle famiglie senza reddito dagli asili nido attraverso la creazione di strutture quali gli “asili di caseggiato” risulta classista, volgare e umiliante per l'intera città. Tali strutture sono interamente private, sono riservate solo ai bambini indicati dai servizi sociali, rimangono aperte solo 5 ore al giorno, non possono fornire pasti ai bambini e prevedono la compresenza di “mamme-sitter”. Il servizio degli asili di caseggiato sarà alternativo agli asili nido e produrrà una ghettizzazione dei bambini segnalati dai servizi sociali che invece di essere integrati negli asili comunali saranno segregati in strutture alternative. Un Comune dovrebbe invece lavorare all'inclusione e all'integrazione nonché allo smantellamento delle barriere economiche, culturali e sociali che ostacolano la crescita del bambino. Un sistema di asili nido carissimo e un sistema di asili di serie C gratuito e dequalificato, come delineato dall'amministrazione comunale, crea di fatto una separazione tra figli di ricchi e figli di poveri che appare gravissima, intollerabile e che riporta Catania indietro di 70 anni.

Nel complesso le misure presentate dalla Giunta Bianco appaiono insufficienti e non rispondono alle esigenze della città, delle famiglie e dei bambini che la vivono. Schizofreniche appaiono invece le critiche che la Giunta rivolge al piano di riequilibrio finanziario presentato dalla precedente amministrazione. Non si comprende infatti come la Giunta possa accusare un piano economico che essa stessa ha adottato e che ha rifiutato di modificare, così come non sono spiegabili le accuse rivolte alla precedente amministrazione data la presenza nell'attuale maggioranza del 60% di consiglieri provenienti da partiti che avevano non solo sostenuto la Giunta Stancanelli ma pure votato il piano di riequilibrio.

La città è stanca di essere presa in giro e stufa di dover continuamente assistere a conferenze stampa e incontri pubblici della Giunta che cominciano ad assomigliare a squallide televendite. I toni trionfalistici, degni di una svendita di materassi, avuti dall'amministrazione comunale si infrangono contro la realtà che vive la città e che vivono migliaia di famiglie strozzate dalla crisi e private dei più elementari diritti e servizi. I servizi all'infanzia sono una cosa seria e non meritano di essere strumentalizzati ai fini della propaganda, Bianco abbandoni il ruolo di regista di spot pubblicitari e inizi a fare il Sindaco.

Catania Bene Comune

 

Mercoledì 8 Gennaio 2014

Commenti

Siete proprio sicuri di rappresentare la volontà'  dell 'intero bacino di utenza cittadina ? La rimodulazione delle rette va a discapito solo di chi fino ad oggi si è approfittato della fascia totalmente esente, vi dovreste battere per un potenziamento dei controlli sui redditi dichiarati, perché chi lavora in un asilo SA chi può permettersi una retta e chi è realmente in difficoltà , siete voi a fare falsa propaganda. Altro discorso e' quello del personale ausiliario meritevolissimo di mantenere il proprio posto di lavoro. 

La sicurezza e la rappresentatività non vanno mai a braccetto: se si dovesse essere certi di rappresentare tutti prima di agire allora non si agirebbe mai. È già sufficiente essere portavoce di molti e, soprattutto, di princìpi giusti. Come padre credo che ogni genitore abbia il diritto a servirsi di asili nido pubblici, ciascuno secondo le proprie capacità contributive: se ci sono - e ce ne sono! - famiglie indigenti è giusto che non debbano pagare per un servizio basilare come l'asilo nido (in un contesto, inoltre, cattolicheggiante in cui siamo tutti bravi a decantare la famiglia come cellula naturale della società per poi massacrarla di tasse e disservizi). Non possiamo, sul sospetto che alcuni frodino lo Stato non dichiarando il loro reale reddito, eliminare la fascia di esenzione per i molti i cui redditi sono davvero bassi se non al limitare della povertà. Il problema in questo contesto non è chi non dichiara le tasse, quello è un altro, grave, problema. Il problema è che in una città civilissima e di più (?) come Catania si dovrebbe avere rispetto di ciascun cittadino; e il rispetto passa anche nell'offrire le possibilità di mettere al mondo un figlio anche se non sei un riccone e non avere il pensiero di pagare rette che non puoi permetterti per servirti di un asilo nido. Oppure dobbiamo tornare ai modelli davvero familisti di società in cui la madre deve restarsene a casa ad allevare la prole? E se la madre non volesse o, come purtroppo sempre più spesso accade, non potesse esimersi dal lavorare? Non buttiamo i bambini e l'acqua sporca, per cortesia. Non lasciamoci travolgere dall'atteggiamento populista dei giustizieri. La giustizia non la si somministra, come se fosse una medicina; la si garantisce.

La proposta dell'amministrazione comunale sulle rette di compartecipazione era di 145 euro per tutti per il tempo corto e di 250 euro per tutti per il tempo pieno. Senza distinzioni di reddito. La battaglia condotta dai genitori, purtroppo non tutti si sono rimboccati le maniche, dalle lavoratrici e da associazioni catanesi, come Catania Bene Comune, ha permesso di far luce sulla devastante proposta dell'amministrazione e di portare il consiglio comunale a modificare la proposta di Bianco e di Trojano e di rimodulare le rette. Questa rimodulazione è certamente un avanzamento ma purtroppo non basta a garantire l'accesso a tutti e una reale equità. E' falso, purtroppo, affermare che gli aumenti colpiscono solo la fascia prima esente: gli aumenti riguardano tutte le precedenti fasce, inoltre l'accesso alle tariffe agevolate di 55 euro e di 75 euro per il tempo corto, già molto più alte delle precedenti, sono riservate a un numero minimo di bambini. Chi non dovesse rientrarvi, pur con un reddito bassissimo, sarà costretto a pagare per l'asilo 165 euro al mese. Per non parlare del tempo pieno che è diventato davvero inaccessibile con tariffe agevolate e limitate a un numero minimo di bambini che comunque si attestano sui 145 e 195 euro, contro i 24 e 54 euro delle rette dell'anno scorso. In merito ai redditi dichiarati il compito di controllo è già assegnato dai regolamenti ai vigili urbani e, ovviamente, alla guardia di finanza. Questa battaglia si chiama lotta all'evasione fiscale e la conduciamo da anni, ovviamente sempre e comunque. Non sta lì però, e ci dispiace, il problema degli asili nido di Catania e della riforma approvata dalla Giunta e dal Consiglio.Per finire la nostra preoccupazione oggi riguarda anche la progressiva privatizzazione del servizio, l'esaurimento graduale del personale comunale e il continuo ricorso, anche come educatori, a aziende private. Aziende private che sfruttano le lavoratrici, a volte neanche dando lo stipendio per mesi, e che animate, legittimamente, dalla logica del profitto, tendono a risparmiare su ogni servizio erogato, cominciando dai bassi stipendi dei lavoratori. Va condotta una battaglia, non solo sul livello comunale, per fermare le privatizzazione e gli obblighi che arrivano da regione e governo a privatizzare.Chiudiamo dicendo che, come è normale, nessuno di noi pretende di rappresentare tutti. Esistono posizioni diverse, valutazioni differenti e anche conoscenze e simpatie che a volte confondono il giudizio. Noi ci stiamo spendendo in questa battaglia in continuo confronto con le lavoratrici, così come abbiamo fatto fino all'approvazione con i genitori del comitato spontaneo. Quello che ci rattrista è che non esiste una risposta documentata a ciò che noi diciamo sulle rette, sulla privatizzazione, sull'esclusione dei ceti meno abbienti. Noi ci siamo studiati gli atti e i dati sull'utenza e con contezza possiamo dire che quella della Giunta Bianco è una iniziativa di propaganda dentro un contesto ben più problematico di quello che viene presentato. E lo facciamo con un obiettivo preciso. Se l'amministrazione decidesse di mettere fine agli spot allora potrebbero avviarsi percorsi di partecipazione reali che portino alla risoluzione dei problemi sulla base delle reali esigenze, percorsi partecipativi che facciano emergere pubblicamente anche i poteri che impediscono che certe scelte si adottino. Fin quando Il Sindaco parlerà solo mezzo stampa è l'intera città a perdere.

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